Un anno al CNGEI - Lettera di Francesco, rover AGESCI in servizio nel CNGEI

Un anno al CNGEI

 
A Novembre dello scorso anno i miei capi clan iniziarono a parlarmi di possibilità di servizio come
Rover non solo al di fuori del mio gruppo, come avevo provato l’anno prima, ma addirittura al di fuori
della associazione Agesci. “Ci stiamo muovendo per farti vivere un’esperienza al Cngei” mi dissero una
sera, “cosa ne dici?” Io accolsi prontamente l’offerta intuendo la possibilità di poter fare nuove esperienze
in territori sconosciuti. I miei compagni di Clan non erano dello stesso parere: “Coi verdi?? Non lo sai che
è un gruppo paramilitare? Non lo sai che il loro sport preferito è la caccia al puffo??” e altri ironici luoghi
comuni. Questo mi fece riflettere e mi resi conto che in sostanza io non sapevo assolutamente niente sul
Cngei, non mi scoraggiai e anzi questo aumentò la mia voglia di conoscere questa realtà.
 
Il primo impatto non fu traumatico come mi aspettavo sebbene la staff e i ragazzi in generale mostravano
stupore nel vedermi con i pantaloni corti a Gennaio. Rimasi invece impressionato dal modo di cominciare
e terminare ufficialmente la riunione, con il quadrato e l’alzabandiera mentre io avevo sempre iniziato e
finito con una preghiera. I due modi seppur molto diversi esprimono entrambi la necessità di formalizzare
l’inizio e la fine, lo spazio temporale insomma, della riunione scout. Un altro aspetto che mi impressionò fu
il numero esiguo dei ragazzi che, se a prima vista può sembrare solamente un elemento negativo in realtà
garantisce una maggiore gestibilità del reparto e la possibilità di fare attività molto formative che un grande
numero di ragazzi non permette di fare altrettanto facilmente. L’aspetto negativo di avere un gruppo
piccolo è, a mio parere, che la staff deve avere maggior equilibrio per evitare di risultare “oppressiva”
verso i ragazzi e sfruttare invece la maggior gestibilità del gruppo per creare un clima più “rilassato” con i
ragazzi (come è avvenuto nella staff dove sono stato ospite) di quanto non si possa avere con un gruppo più
numeroso. Una sostanziale differenza sta invece, a quanto ho potuto notare, nella modalità maggiormente
volta ad attività più pratiche di impostare la riunione e le uscite, cercando di seguire una scaletta di attività
pragmatiche che seguano una linea comune (nodi, meteorologia, fuochismo, orientamento, cucina trapper,
ripari di fortuna ecc…). In generale, nei gruppi Agesci, almeno in quelli di cui ho potuto avere esperienza, si
sente invece una minore attenzione alle attività pratiche di questo tipo ed è un peccato perché si rischia di
privare i ragazzi di esperienze molto formative che possono vivere solo all’interno del reparto.
 
In tutta franchezza non riesco a capire il distacco così netto che si è venuto a creare fra Agesci e Cngei e
questo clima di rivalità; sarebbe invece interessante organizzare attività assieme per favorire un clima
di dialogo che possa portare a noi Agesci una maggiore attenzione alle attività pratiche, e al Cngei una
maggior attenzione ad attività in campo spirituale pur rimanendo appieno all’interno della scelta laica.
 
Invito infine i/le colleghi/e non solo del mio gruppo, ma di tutti i gruppi Agesci a fare un anno di servizio al
Cngei e vivere così un’esperienza molto formativa sia per voi stessi che per il gruppo in cui andrete a fare
servizio in comunità capi. Naturalmente invito i/le colleghi/e Rover a fare lo stesso in un gruppo Agesci.
 
Ringrazio i miei capi clan: Roberta Panarotto, Roberto Negrini, Roberta Fattori, Katia Giuliari e i capi della
staff che mi ha accolto: Alberto Morini, Daniele Burato, Francesca Maso, Carlo Menini che mi hanno
permesso di vivere questa esperienza.
 
Francesco Rinaldi
 
Condor Caparbio
 
AGESCI VR5

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